Remo Bodei a AdMed. Confini e generazioni

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Remo Bodei a AdMed. Confini e generazioni

remo-bodeiMartedì 2 settembre 2014, ore 21.30

Corte Mole Vanvitelliana

Festival Adriatico Mediterraneo 

Remo Bodei incontra il suo pubblico riflettendo su un tema sempre attuale ma dal sapore antico: i confini. Se nel passato superare i confini era impossibile e oltraggioso, oggi la globalizzazione ha portato cambiamenti radicali con l’incontro, lo scontro e l’intersezione delle civiltà mutando quindi i confini mentali e affettivi delle nuove generazioni.

Giancarlo Galeazzi, ideatore e curatore del Festival Pensiero Plurale, spiega “Ci sono tanti modi di parlare di “confini”; in senso reale (geografico, storico, politico) e in senso metaforico: è in questo significato che Bodei affronterà la questione parlando di confini tra generazioni, le quali sono diverse da ieri e, inoltre, si relazionano tra loro diversamente. La tradizionale tripartizione in giovinezza, maturità e vecchiaia (che risale addirittura ad Aristotele) e che è rimasta invariata per millenni, ha cominciato a essere messa in discussione nella modernità, quando all’infanzia prima e all’adolescenza poi è stata riconosciuta una specifica identità (si è parlato di “scoperta del bambino” e di “invenzione dell’adolescenza”). Ma è nel nostro tempo che i confini tra le generazioni si sono profondamente modificati, modificando non meno profondamente i rapporti intergenerazionali. Si è infatti verificata una duplice dilatazione: quella dell’infanzia-giovinezza e quella della anzianità-vecchiaia: in entrambi i casi si è allungata la loro durata con il conseguente restringimento dell’adultità o maturità, che era stata da sempre l’età privilegiata. Tutto questo non ha solo un valore cronologico, ma soprattutto antropologico e assiologico, in quanto modifica l’idea di uomo e dei suoi valori; basti pensare al superamento dell’idea di infanzia e di vecchiaia come età marginali ed emarginate. Non solo: i confini generazionali sono cambiati, rivelandosi le età della vita più labili; inoltre sono entrati in crisi i rapporti tra le generazioni, e soprattutto sembra venuto meno il patto intergenerazionale; in particolare le relazioni tra infanzia e vecchiaia appaiono ambivalenti: per un verso c’è più vicinanza (si pensi al rapporto nonni-nipoti) e per altro verso c’è più conflittualità (le nuove generazioni attaccano le vecchie, denunciandone la irresponsabilità). Proprio quest’ultima rischia di minare la fiducia, sentimento o virtù essenziale per la convivenza civile. Così quello che era un dato cronologico si è rivelato significativo prima dal punto di vista individuale e poi dal punto di vista sociale, e in entrambi i casi questo comporta una revisione sul piano relazionale e su quello valoriale. Infatti, per esemplificare, nel momento in cui diminuisce la distanza tra genitori e figli, tra insegnanti e allievi, sono anche da rivedere categorie etiche come quelle di autorità e di amicizia, di libertà e di responsabilità, di patto e di convivenza. Ne consegue che la metafora dei “confini” tra le stagioni della vita porta con sé tutta una serie di problemi, la cui complessità non è inferiore a quella che caratterizza i confini in senso geopolitico, tanto più che, in presenza della globalizzazione come anche delle migrazioni, è facile prevedere che tali rapporti si complicheranno ulteriormente: il mix di intergenerazionalità e interculturalità rischia di costituire qualcosa di esplosivo. Pertanto occorrerà prestare specifica attenzione e cura alle nuove generazioni (in senso biologico e sociale) con la consapevolezza che decisamente nuovi saranno gli scenari. Per questo ha ragione Bodei a chiedersi: “Quale patto intergenerazionale potrà fondarsi nell’ambito delle diverse, e in parte inedite, modalità di convivenza?”. Un interrogativo che preoccupa, ma al quale non ci si può (non ci si deve) sottrarre”.

Info: Festival Adriatico Mediterraneo 2014