Pollock e la Scuola di New York. Complesso del Vittoriano-Ala Brasini, Roma

Pollock e la Scuola di New York. Complesso del Vittoriano-Ala Brasini, Roma

Prorogata al 5 maggio 2019

SGOCCIOLARE LA RABBIA SULLA TELA

Pollock e la scuola di New York è la mostra aperta fino al 24 febbraio 2019 – (prorogata al 5 maggio 2019) – presso l’Ala Brasini del Vittoriano a Roma. Curata da David Breslin, Carrie Springer e Luca Beatrice, la rassegna, attraverso opere di Jackson Pollock e molti altri rappresentati della Scuola di New York, è un susseguirsi di colori vividi, armonia delle forme, soggetti e rappresentazioni astratte. Esposto anche il celebre “Number 27”, la grande tela di Pollock lunga oltre 3 metri realizzata con il metodo “dripping”.
La mostra è frutto di quella rivoluzione nata nel maggio del 1950 attraverso lo scandalo del Metropolitan Museum di New York quando, dallo stesso museo, viene organizzata un’importante mostra di arte contemporanea escludendo la cerchia degli “action painter” e scatenando la rivolta degli esponenti del movimento. In questo clima di insurrezione e stravolgimento sociale, l’espressionismo astratto diventa un segno indelebile della cultura pop moderna degli anni ’50.
La tela come spazio del pensiero, e dell’azione dell’individuo: in realtà una vera e propria rivolta verso l’arte americana di quel tempo del tutto inefficace di rappresentare e in parte raccogliere ciò che restava dei drammi della guerra. Si trattava di un drappello che includeva personaggi differenti per cultura, provenienza e linguaggio espressivo. Appresa la loro eliminazione, si fecero fotografare vestiti da ricchi, da banchieri; sì, proprio loro, percepiti come irregolari, spesso ubriachi, seguendo in parte lo stile dei grandi maestri europei che si erano rifugiati a New York per la guerra e il nazismo, come Chagall, Dalì, Mondrian. Ma chi erano i più irascibili, i più vicini a Pollock? A far rumore con l’arte anche Willem de Kooning, Mark Rothko, Jimmy Clifford Still,… Rivoltosi e ribelli e, come scrisse Harold Rosenberg, la tela è “un’arena su cui agire”. Pollock per tutti è il “dripping”, la celeberrima sgocciolatura in orizzontale del colore sulla tela. In piedi, danzando intorno alla grande tela, la vernice fresca colava con pennellate tumultuose quanto silenziose. Questa corrispondenza tra il segno e il gesto dava vita, così, a un nuovo tessuto visivo, nato nella danza rituale, che agli automatismi alternava i materiali extra pittorici, come gli impasti di sabbia o il vetro polverizzato. Capolavori che, grazie a Peggy Guggenheim, arrivarono velocemente a Venezia. Come la sua carriere anche la sua vita fugge velocemente. Nel 1956 in auto, ubriaco e non da solo, a 44 anni, si schianta al volante della sua auto contro un albero. Un’uscita dalla tela impetuosa e irascibile. La rassegna coglie con grande efficacia e bellezza la stagione culturale che provocò l’avanzata degli States rispetto alla Francia nello spazio mondiale dell’arte. Anche per questo è da non perdere.

Info: Complesso del Vittoriano

Didascalia dell’immagine in alto: Jackson Pollock, Number 27, 1950


Jackson Pollock, Untitled, 1950


Willem de Kooning, Door to the River, 1960


Jackson Pollock, Number 17, 1950


Arshile Gorky, The Betrothal, 1947

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