OSVALDO LICINI. Che il vento di totale follia mi sollevi. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

OSVALDO LICINI. Che il vento di totale follia mi sollevi. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Fino al 14 febbraio 2019

Sono passati circa 60 anni da quanto Osvaldo Licini ebbe il Premio, della Pittura alla Biennale di Venezia, era il 1958. Oggi Venezia gli dedica una non semplice retrospettiva alla Peggy  Guggenheim Collection, per la cura di Luca Massimo Barbero. Il mirabile titolo della mostra “Osvaldo Licini, che il vento di totale follia mi sollevi”, introduce già a quell’inquietudine che ne caratterizzò la vita  rtistica mutevole e dinamicamente indagatrice. Nato nelle Marche, nel montuoso paesino di Monte Vidon Corrado (dove oggi è attivo un Centro Studi e una casa-museo), sotto le cure dei nonni e lontano dai genitori. Una cotta giovanile per Giorgio Morandi quando a Bologna frequentò l’Accademia di Belle Arti, prima di intraprendere viaggi che gli consentirono di avvicinarsi alle novità culturali del tempo . Sono i suoi paesaggi, quasi figurativi, le prime opere della retrospettiva veneziana che raccoglie circa 100 opere, che fanno emergere la sua tendenza ad una  astratta geometria, che aggrediva il sogno e creava inediti personaggi come “Gli angeli Ribelli” e la “Amalasunta”, apparsi per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1950. Tra evoluzione e cammini stilistici tortuosi Licini non è ascrivibile a correnti, mode o tendenze temporali. Partito dalle Marche montuose, dopo rapidi e improvvisi spostamenti anche esistenziali, portò certamente sempre con se una sorta di incanto leopardiano che sembra riapparire nelle sue più ardite figurazioni-astrazioni. E’ quindi utile e bello ripetere quanto Licini disse di sé stesso: errante, erotico, eretico. Lo ritroviamo qui in laguna.

Info: Collezione Peggy Guggenheim

Didascalia immagine in alto: Osvaldo Licini, Amalasunta su fondo verde, 1949

 


Osvaldo Licini, Angelo ribelle con cuore rosso, 1953

Osvaldo Licini, Castello in aria, 1933-1936


Osvaldo Licini, Paesaggio marchigiano, 1928

 

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