La Ragazza con l’orecchino di perla

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La Ragazza con l’orecchino di perla

ragazza-perlaIl mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt. Capolavori dal Mauritshuis

Palazzo Fava, Bologna

Fino al 25 maggio 2014

 

Dall’iconico orecchino alla grande bellezza del Museo Mauritshuis de L’Aia

 

Palazzo Fava ospita fino al 25 maggio il capolavoro di Vermeer, La Ragazza con l’orecchino di perla. Ma non solo. L’esposizione è anche occasione per ammirare l’età dell’oro della pittura olandese con opere di Rembrandt van Rijn, Jan Steen, Paulus Potter e Frans Hals, provenienti dal Museo Mauritshuis dell’Aia, attualmente chiuso per lavori di restauro. Il Museo precedentemente era la residenza del conte Johan Maurits van Nassau-Siegen (Mauritshuis significa Casa di Maurizio) ed è uno dei più importanti musei olandesi.

Un’occasione unica per ammirare tutti questi capolavori prima che tornino stabilmente nella loro sede a L’Aia.

Resta comunque protagonista assoluta della mostra la fanciulla di Vermeer, che sembra sul punto di parlare, di voltarsi ancor di più verso chi guarda, quasi di uscire dalla tela. Dopo un susseguirsi di piccole sale costellate di capolavori, la ragazza con il turbante color cielo, la Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, allestita nello spazio finale del bolognese Palazzo Fava, si conferma il capolavoro che è e ti colpisce per la sua, dopo secoli, sconvolgente e palpitante vivezza. ”La ragazza non ha una storia – dice il curatore Marco Goldin – non è nè la figlia nè la servetta, é un volto che il pittore ha consegnato all’assoluto del tempo”.

Il dipinto realizzato nel 1665, è in perfetto stato di conservazione in quanto è stato sottoposto a restauro nel 1998. ”Si è trattato di un restauro di recupero – ha detto Goldin – perché l’intervento ottocentesco aveva lasciato il segno”. Il capolavoro è dunque perfettamente leggibile e, anche grazie a uno speciale sistema di illuminazione, restituisce la magia di una pittura di straordinaria maestria, capace di indagare le più profonde corde dell’animo umano. Il dipinto è una ‘tronie’, il genere che nell’Olanda del ‘600 offriva una tipizzazione di volti di cui il libero mercato della nascente e ricca borghesia era sempre alla ricerca. Finite le commissioni della chiesa, ha ricordato il curatore, il ceto dei commercianti voleva decorarsi la casa di bellezza. E’ appunto quello che ha voluto riprodurre Vermeer partendo di certo da un dato reale, ma con lo scopo di trasformarlo in una sorta di assoluto, senza limiti di tempo. E ogni dettaglio concorre all’emozione: lo sguardo colto nell’immediatezza dell’istantanea, le labbra socchiuse, lo splendore luccicante della perla e il biancore abbagliante del colletto, il turbante oltremare di foggia esotica, per un’immagine che non ha età, anche se appartiene certamente all’Olanda del ‘600. ‘Con La ragazza con l’orecchino di perla – conclude Goldin – il genio di Vermeer è stato capace di trasformare la bellezza in un canone dell’anima”.

Info: La Ragazza con l’orecchino di perla