IL TEMPO, LO SBAGLIO, LO SPAZIO: GINO DE DOMINICIS. Forte Malatesta, Ascoli Piceno

IL TEMPO, LO SBAGLIO, LO SPAZIO: GINO DE DOMINICIS. Forte Malatesta, Ascoli Piceno

Fino al 27 marzo 2022

INAFFERRABILE E  LEGGENDARIO? OPPURE CINICAMENTE LIBERTARIO?

Curioso inserire l’anconetano  Gino De Dominicis nell’ambito del ritrovato storico Premio Marche.  Questa ulteriore modernissima edizione (dopo la precedente del 2018),  si affida  quasi totalmente all’aurea  di una leggenda e confusa vicenda umana che, proprio nella sua terra di origine di vita giovanile, spesso lo hanno ignorato e guardato con sospetto. Ma il nesso c’è e lo spiega  chiaramente, come suo solito, il curatore Andrea Bruciati. ““Non si può prescindere dalla figura di De Dominicis per comprendere i punti nevralgici dell’arte contemporanea italiana degli ultimi 50 anni. Di certo, e polemicamente nei confronti di una terra che non lo ha mai sufficientemente supportato, mi sono focalizzato sul genius loci, sui suoi primi anni formativi, e su un medium, quello cartaceo”. Il recupero qui messo in atto da Bruciati è fondamentale anche per smontare il “mito post mortem” che si basava sulla dissacrazione e la “stranezza” del personaggio. Trovo che questo clima abbia fondamentalmente ucciso la ricerca scientifica sull’autore e questo piccolo progetto ambizioso, ma doveroso, vada nella direzione di voler riannodare i fili attraverso ipotesi storiche e culturali finalmente contestualizzate”. Va da sé che l’ironia  e il paradosso  che accompagnano tutta la sua produzione sia dialogante con artisti come  Schifano, De Chirico, Fontana, Chia, Paladino, Cattelan e Pistoletto.  Una ridefinizione dei  concetti di libertà, desiderio e mutamento, facendo dell’arte il campo privilegiato per una coscienza utopica ed estetica. In questo senso le  sue opere, riflettono da un lato le inquietudini e gli smarrimenti dell’arte italiana postbellica, sin dai suoi esordi, dall’altra possono essere considerate come isole che affiorano al visibile di una realtà incompiuta. Un lavoro, tra i molti esposti (inclusi rari acquerelli e disegni surrealisti), rivela più di ogni altro i processi creativi dell’artista: la scultura Il tempo, lo sbaglio, lo spazio (titolo e  concept della mostra del Premio Marche) vede uno scheletro umano in posizione supina, con addosso dei pattini a rotelle, affiancato dallo scheletro di un cane di piccola taglia: qui convivono la vanitas della vita e la morte, ma anche l’ironia e il cinismo che tanto fanno parte delle nostre vite attuali. “Le tre coordinate da lui condensate”, racconta il curatore a proposito dell’opera principale, “sono proprie anche della nostra sensibilità post pandemica, poiché evidenziano il nostro limite e la nostra finitezza, e allo stesso tempo sono un argomento di riscatto. In fondo è anche un insegnamento a cui tutti gli artisti dovrebbero continuamente guardare: il qui e ora e la capacità, pur sbagliando, di andare oltre sé stessi”. Non il solo insegnamento di questa mostra per le generazioni future, rimarca Bruciati: “Ci vorrebbero artisti altrettanto coraggiosi come De Dominicis, che quando affrontano un cambiamento di paradigma, lo facciano partendo da radici antiche. Quello che vediamo è un appiattimento al consenso. Lui incarnava innanzitutto uno spirito di libertà”.

Info: Regione Marche

Didascalia dell’immagine in alto: Il tempo, lo sbaglio, lo spazio


Senza Titolo, 1966


Senza Titolo, tempera su tavola


Gino De Dominicis