Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura. Galleria Borghese, Roma

Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura. Galleria Borghese, Roma

Fino al 22 maggio 2022

NEL SEICENTO ANCHE PITTURA DEL PAESAGGIO

Dopo un anno dal suo romanzesco “recupero”, che chiude in positivo un vero e proprio giallo internazionale, il dipinto Danza campestre (1605 circa), troneggia nelle sale della Galleria Borghese ed è punto forte della mostra Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura, la prima di una serie di mostre internazionali dedicate al Maestro del Seicento italiano. Offre l’opportunità di riflettere sul rapporto del pittore con il soggetto campestre e la pittura di paesaggio, finora ritenuti “estranei” alla sua produzione, quindi ancora più preziosi per ricostruirne l’itinerario artistico, con particolare riferimento agli altri pittori italiani presenti nei primi anni del Seicento a Roma. Una esposizione rilevantissima e molto attesa che, attraverso oltre 30 opere, prova a ricostruire i primi anni del soggiorno romano dell’artista, il suo studio appassionato dell’antico e del Rinascimento, lo stordimento rispetto alla pittura di Caravaggio da lui conosciuto e frequentato, e i rapporti con i suoi committenti. La mostra va visitata con adeguata lentezza ed attenzione, tale e tanta è la magnificenza dell’opera del Reni e la bellezza della monumentale sede. Dall’accesso al piano con 4 monumentali pale d’altare – la Crocifissione di San Pietro (1604-5)la Trinità con la Madonna di Loreto e il committente cardinale Antonio Maria Gallo (1603-4 c.a), il Martirio di Santa Caterina d’Alessandria (1606 c.a) e il Martirio di Santa Cecilia (1601) – si evidenzia la capacità dell’artista di toccare gli animi attraverso la solennità e la potenza delle sue figure perfette e la sacralità tematica. Nelle sale contigue opere come la Strage degli Innocenti (1611) e San Paolo rimprovera San Pietro penitente (1609 c.) confermano come alla base della pittura romana di Reni, ma anche di quella che si spinge un poco più in là negli anni come con Lot e le figlie e Atalanta e Ippomene (1615-20), ci sia una forte attrazione per il mestiere degli scultori, dimostrata dalla posizione dei corpi nello spazio, dalla concretezza tridimensionale dei gesti, dalle espressioni dei volti che, magistralmente, fissano per sempre una specifica emozione. Nella seconda parte della mostra, sono esposte, tra molto altro, alcune delle necessarie premesse emiliane, dal Paesaggio con la caccia al cervo di Niccolò dell’Abate alla Festa campestre (1584) di Agostino Carracci. Il tutto in perfetta sintonia sul programma della Galleria Borghese che, come afferma la direttrice Francesca Cappelletti,” è incentrato sul rapporto tra arte e paesaggio, centrale per comprendere il senso storico e anche attuale di un progetto come quello della Villa barocca, di cui la Galleria Borghese costituisce un esempio splendido e tutt’ora leggibile. I visitatori saranno portati a riflettere sulla natura culturale del paesaggio, su quanto l’ambiente circostante e i materiali della natura siano stati ispirazione e oggetto dell’attività degli artisti”. Un prezioso catalogo edito da Marsilio con testi, tra gli altri, di Daniele Benati, Raffaella Morselli e Maria Cristina Terzaghi offre una rilettura innovativa dell’artista attraverso uno studio scientifico su Guido Reni come paesaggista.

Info: Galleria Borghese

Didascalia dell’immagine in alto: Guido Reni, Danza campestre, 1605 circa


Guido Reni, Atalanta e Ippomene , 1615-1620


Guido Reni, Lot e le figlie, 1615-1616


Guido Reni, Strage degli Innocenti, 1611


Nicolò dell’Abate, Paesaggio con figure di dame e cavalieri, 1550 circa


Paul Bril, Paesaggio col tempio della Sibilla di Tivoli, 1595