Giordano Bruno e il ritorno alla sincerità, semplicità e verità

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Giordano Bruno e il ritorno alla sincerità, semplicità e verità

g-bruno2-324La verità è la cosa più sincera, più divina di tutte… la quale né per violenza si toglie, né per antiquità si corrompe, né per occultazione si sminuisce, né per comunicazione si disperde: perché senso non la confonde, tempo non l’arruga, luogo non l’asconde, notte non l’interrompe, tenenbra non la vela; anzi, con essere più e più impugnata, più e più risuscita e cresce.
Spaccio de la bestia trionfante, II, 77

 

Giordano Bruno, nato Filippo Bruno a Nola nel 1548, filosofo, scrittore e frate domenicano, è morto a Roma il 17 febbraio 1600 condannato al rogo dall’Inquisizione della Chiesa romana.
La causa furono le sue argomentazioni, giudicate eretiche. Tra i punti chiave della sua concezione filosofica – che fondeva materialismo antico, neoplatonismo, arti mnemoniche, influssi ebraici e cabalistici – la pluralità dei mondi, l’unità della sostanza, l’infinità dell’universo ed il rifiuto della transustanziazione. Giordano Bruno elabora una nuova teologia dove Dio è intelletto e ordinatore di tutto ciò che è in natura, ma egli è nello stesso tempo Natura stessa divinizzata, in un’inscindibile unità panteistica di pensiero e materia.
Interessanti le sue tesi sull’etica civile e morale con le opere “Spaccio de la bestia trionfante” e “De gli eroici furori”. Le bestie trionfanti sono i segni delle costellazioni celesti, rappresentate da animali: occorre «spacciarle», cacciarle dal cielo in quanto rappresentanti vecchi vizi che è tempo di sostituire con moderne virtù, occorre una nuova serie di valori cui l’uomo moderno possa e debba fare riferimento.
Occorre tornare alla sincerità, semplicità e alla verità, ribaltando le concezioni morali che si sono ormai imposte nel mondo, secondo le quali le opere e gli affetti eroici sono privi di valore, dove credere senza riflettere è sapienza, dove le imposture umane sono fatte passare per consigli divini, la perversione della legge naturale è considerata pietà religiosa, studiare è follia, l’onore è posto nelle ricchezze, la dignità nell’eleganza, la prudenza nella malizia, l’accortezza nel tradimento, il saper vivere nella finzione, la giustizia nella tirannia, il giudizio nella violenza.
Il cristianesimo è responsabile di questa crisi: già Paolo operò il rovesciamento dei valori naturali e ora la Riforma ha chiuso il ciclo: la ruota della storia, della vicissitudine del mondo, essendo giunta al suo punto più basso, può operare un nuovo e positivo rovesciamento dei valori.
Nella nuova gerarchia di valori il primo posto spetta alla verità, cui segue la prudenza, la caratteristica del saggio che, conosciuta la verità, ne trae le conseguenze con un comportamento adeguato. Al terzo posto Bruno inserisce la sofia, la ricerca della verità e dopo viene la legge, che disciplina il comportamento civile dell’uomo. Vengono poi la fortezza, la forza dell’animo, virtù interiore cui seguono virtù indirizzate agli altri, la filantropia e la magnanimità. È questa evidentemente un’etica che richiama i valori tradizionali dell’Umanesimo, cui Bruno non ha mai dato molta importanza; ma questo schema rigido è in realtà la premessa per le indicazioni di comportamento che Bruno prospetta nell’opera di poco successiva, De gli eroici furori.

Info: Giordano Bruno

 

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