Cesare deve morire

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Cesare deve morire

cosimo_regaCassio, Cosimo Rega, carcere di Rebibbia, 2012
William Shakespeare, Giulio Cesare, 1599

“Vieni, Antonio! E anche tu, Ottavio, ragazzo, vieni! Sfogate la vostra sete di vendetta solo su Cassio, chè Cassio è stanco del mondo. Odiato dall’unico che egli ama, provocato dal suo fratello, maltrattato come uno schiavo; ogni suo difetto osservato, iscritto sul registro, e a forza di ridirselo, imparato a memoria, per gettarglielo in faccia. Oh, vorrei piangermi l’anima dagli occhi! Eccoti il mio pugnale: ecco il mio petto nudo, con dentro un cuore più ricco di tutte le miniere di Pluto, più prezioso dell’oro; se sei romano, strappamelo via. Io, che ti ho rifiutato quel po’ d’oro, ti do il mio cuore. Colpisci, come tu colpisti Cesare, perché, lo so, nel momento che tu più l’odiavi, l’amavi più di quanto hai mai amato Cassio”.
William Shakespeare, Giulio Cesare, atto IV, scena III.

Così Cassio si rivolge a Bruto nella tragedia di William Shakespeare, scritta probabilmente nel 1599 e basata su eventi storici, legati alla cospirazione e all’assassinio del dittatore della Repubblica Romana Giulio Cesare.
Il racconto si svolge prima a Roma e in secondo luogo in Grecia a Filippi. Bruto, i cui antenati sono celebri per aver cacciato da Roma Tarquinio il Superbo, è il figlio adottivo di Cesare ed entra in una cospirazione, ordita da alcuni senatori romani tra cui Cassio, per impedire che Cesare trasformi la Repubblica romana in una monarchia. Ritornato a Roma dopo la campagna d’Egitto, un indovino dice a Cesare di guardarsi dalle Idi di marzo, ma egli ignora l’avvertimento, e viene assassinato proprio durante le Idi. Vincenzo Camuccini, Morte di Cesare, 1798Dopo la morte di Cesare, comunque, un altro personaggio compare sullo sfondo come amico di Cesare: si tratta di Marco Antonio che, tramite il celeberrimo discorso Amici, Romani, cittadini, prestatemi orecchio, muove l’opinione pubblica contro gli assassini di Cesare. Dopo la morte di Cesare, Bruto attacca Cassio accusandolo di regicidio in cambio di denaro; i due in seguito si riconciliano, ma mentre entrambi si preparano alla guerra contro Marco Antonio e Ottaviano, lo spettro di Cesare appare a Bruto, annunciandogli la sua prossima sconfitta (“Ci rivedremo a Filippi” – atto IV, scena III). Durante la battaglia le cose si mettono male per i cospiratori e sia Bruto che Cassio decidono di suicidarsi piuttosto che essere fatti prigionieri. La tragedia termina con un accenno alla futura frattura dei rapporti tra Marco Antonio e Ottaviano, che sarà sviluppata nella tragedia Antonio e Cleopatra. Nell’ultima parte si accenna all’ascesa al potere di Ottaviano e la sconfitta di Marco Antonio ad Azio nel 31 a.C.

 

 

 

 

Il cinema da sempre raccoglie la tragedia umana, la vita. Tante e numerose le interpretazioni di Giulio Cesare, tra le più note quella di Marlon Brando nei panni di Bruto del 1953 fino ad arrivare ad oggi col film dei fratelli Taviani, Cesare deve morire.
Qui sono i detenuti del carcere di Rebibbia ad interpretare i protagonisti dell’opera shakespeariana, nel proprio dialetto, con un realismo, una passione e una forza uniche perché nei personaggi portano se stessi, le loro storie prepotenti, la tragedia umana, l’anomalia di una vita condotta e reiterata in uno spazio chiuso, da cui è impossibile uscire.

 

Valentina Paciello

Marlon Brando in Giulio Cesare

Marlon Brando e Louis Calhern, Greer Garson, Deborah Kerr in “Giulio Cesare” (1953)

 

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Una scena del film Giulio Cesare deve morire

 

Info: Il filmVideorecensione di Repubblica