Antonio Ligabue. Il realismo della scultura

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Antonio Ligabue. Il realismo della scultura

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Museo Tattile Statale Omero, Ancona

Dal 7 aprile al 24 giugno 2018

 

ANTONIO LIGABUE: TROPPO FACILE CHIAMARLO FOLLE

 

 

Creano turbamento, sorpresa, ma anche incanto e bellezza. Una bellezza forte e drammatica, così come drammatica è stata la sua vita. Dipinti a volte selvaggi, a volte feroci, ma anche sentimentalmente caldi. La pazzia, l’ira, la rabbia, la costrizione, non hanno mai spento la sua poesia; mai hanno fermato il suo segno magico, le sue mani anche di scultore, oltre che di raffinatissimo ed unico pittore. Si sbaglia quando si parla di lui come di un “matto”. La sua è un’arte lucida, accesa da un cuore che sempre è possibile ascoltare. Animali feroci, belve, leoni, cani, serpenti affogati nel verde della sua campagna dove scorazzava con la sua motocicletta. E poi gli autoritratti, dove è possibile scorgere una accurata analisi di se stesso; si conosceva, Ligabue. Viveva ad occhi spalancati, la sua irrequietezza, la sua marginalità. Forse una marginalità scelta, decisa anche dagli avvenimenti. Fin dall’abbandono della madre (Zurigo 1899) che lo affidò ad una famiglia svizzera. Da qui viene cacciato per “cattiva condotta” per arrivare poi in Emilia, a Gualtieri. Fin da subito solo e povero, scopre la pittura, che però non gli evita numerosi internamenti psichiatrici. Morirà per un incidente in moto. Probabilmente un gesto disperato di amore. Era lei, la sua moto, l’unico grandissimo amore, l’unico mezzo di comunicazione e di vita. Pochi conoscono però Ligabue scultore. Il Museo tattile statale Omero mette adesso in mostra 30 sculture che, per il grande pubblico sono quasi inedite. Un’altro Ligabue, che esce dai suoi colori preferiti il nero, il blu, il rosso, il verde? In parte queste sculture completano una sorta di autobiografia, insieme ai numerosissimi autoritratti, perché quei leoni a bocca spalancata, quelle tigri, iene, quei leopardi, lupi, cinghiali, sono certamente la rappresentazione delle sue emozioni più profonde, più segrete e narrate solo dalle sue mani. Una mostra tattile, che il Museo di Ancona, regala a tutti. Tutti possono “leggere la scultura” con le mani. Soffermarsi, toccare, tornare indietro, cogliere l’attimo. Una vera e plastica fotografia di un’anima in perenne corsa verso una felicità mai raggiunta. Solo in parte provata quando ad alta e “folle” velocità fuggiva da tutto immergendosi nella verde campagna emiliana.

 

Info: Museo Omero 

Info: Palazzo Ducale-Genova

 

Dipinto in alto: in mostra a Palazzo Ducale di Genova

 

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Sculture in mostra al Museo Tattile Statale Omero di Ancona

 

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