Sabato 23 Giugno 2018
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Il Correggio ritrovato. La Sant'Agata di Senigallia Stampa E-mail

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Palazzetto Baviera, Senigallia

Fino al 2 settembre 2018

 

Il Comune di Senigallia ha aperto la stagione espositiva 2018 con un importante ritrovamento nel campo dell'arte Rinascinamentale. Fino al 2 settembre 2018 sarà esposto all'interno di Palazzetto Baviera un Correggio ritrovato: il bellissimo volto di Sant'Agata.

La mostra è costruita per immagini e testi che raccontano il Correggio e che conducono, attraverso confronti stilistici e documentari, alla tavola con la Sant'Agata protagonista assoluta dell'esposizione, dimostrando come l'espressione del viso della modella ritratta dall'artista, sia stata poi impiegata, nelle sue peculiarità, in grandi e famose tele – sacre e profane – del "Pittor delle Grazie". A far da cornice al percorso espositivo, il piano nobile di Palazzetto Baviera, in cui spiccano i soffitti decorati a stucco e realizzati dall'artista urbinate Federico Brandani nella seconda metà del Cinquecento.

 

Info: Comune di Senigallia

 

 

Flavia Buldrini ci fa scoprire il fascino del candore dell'innocenza nella S. Agata di Senigallia

E' certamente una rara perla di bellezza quella collocata al Palazzo Baviera: il volto dal suggestivo fascino della S. Agata del Correggio. Dobbiamo il prestigioso ritrovamento all'Associazione "Amici del Correggio"- la quale ha identificato l'opera presso una nobile famiglia di Fano -, e al professor Claudio Paolinelli, il quale l'ha portata all'attenzione dell'amministrazione comunale locale, che, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, ha voluto immediatamente mettere in risalto dinanzi al grande pubblico l'eccezionale scoperta. Il mistero di questo quadro che l'ha portato fin qui affonda le sue origini nell'Ottocento, ed è legato ad un aneddoto, al dono da parte di un gentiluomo inglese al celebre medico Angelo Zotti che gli aveva salvato la vita.
La Sant'Agata era stata probabilmente acquistata nel Settecento, già come autografo del Correggio, da un viaggiatore inglese, per cui sono in corso ricerche per individuarne la collocazione in una delle collezioni private inglesi tra il XVIII e il XIX secolo. La tavola però non rimarrà presso la famiglia Zotti, ma, attraverso diverse vicende ereditarie, giunse, nel Novecento, in possesso di due nobili sorelle residenti a Fano. È qui che nel 2004 non passò inosservata al premio Nobel Dario Fo, che rintracciò i lineamenti della Santa nella raffigurazione di Jeronima, avvenente moglie del Correggio: fu proprio grazie al grande attore che il dipinto venne restaurato ed esposto al pubblico.
Definito "il pittor delle Grazie", Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534), figlio geniale del magistero leonardesco, ha saputo illustrare la vividezza della pittura, i moti dell'animo, la disinvoltura dei corpi nelle pale d'altare e nelle maestose cupole celestiali, così come nell'erotismo atteggiato a voluttuosa sensualità e nell'espressiva iconografia dei suoi soggetti femminili, guadagnandosi la stima del Vasari, il quale scrisse: "tengasi pur per certo che niuno meglio di lui toccò i colori", e ancora: "certissimamente Antonio meritò ogni grado et ogni onore da vivo, et ogni gloria dopo la morte".
La mostra è intessuta di immagini e testi che raccontano il Correggio e che conducono, attraverso confronti stilistici e documentari, alla tavola con la Sant'Agata protagonista assoluta dell'esposizione, potendo ammirare come l'espressione del viso della modella ritratta dall'artista si sorprenda a delinearsi, in variegate sfumature, in grandi e famose tele – sacre e profane – del "Pittor delle Grazie". Questa galleria di delicata bellezza trova compimento nella pittoresca cornice dei soffitti decorati a stucco - nel piano nobile di Palazzetto Baviera -, realizzati dall'artista urbinate Federico Brandani nella seconda metà del Cinquecento.
Sant'Agata, patrona di Catania, è figurata dal Correggio come sospesa nella contemplazione dei simboli del suo martirio. Il leggero mantello che le avvolge il collo, il volto adorno di grazia leggiadra, la capigliatura soffice e ordinata, la collocano alla metà degli anni '20 del Cinquecento. Anche se ancora non è nota la committenza e l'originaria destinazione della Santa, la tavola si pone nel pieno della maturità del pittore, e a diritto può essere considerata come fosse una prima prova per capolavori come l'Adorazione degli Uffizi, lo Sposalizio mistico di Santa Caterina del Louvre, la Santa Caterina leggente di Hampton Court (riprodotti, nel percorso espositivo, nei pannelli), e per ritratti muliebri che hanno caratteristiche simili.
L'icona della martire è improntata ad un soffuso languore, ad una dolcezza estenuata e ad una soave mestizia, in cui si può cogliere la sublimità del sacrificio della sua giovane vita per custodire il tesoro della virtù nella sua eroica fedeltà a Cristo. Il volto di questa fanciulla, a distanza di secoli, emana un candore e una fragranza di santità che giunge fino a noi, a questo tempo distratto e mondano, per trafiggerlo dello stupore inviolato dell'innocenza. Flavia Buldrini

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 09 Giugno 2018 14:13
 

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